Stili di gestione

All’interno del mondo degli investimenti troviamo stili diversi, tutti con caratteristiche diverse ma con un unico obiettivo finale, offrire all’investitore la massima redditività per suoi investimenti. Di seguito mettiamo a confronto diversi stili: gestione attiva vs gestione passiva, Growth vs Value, e large cap vs small cap.

Gestione passiva e gestione attiva

Lo scopo dello stile di gestione passiva è quello di replicare la performance di alcuni indici di mercato, siano essi azionari, obbligazionari, materie prime, ecc. In altre parole, se si investe in un fondo indicizzato o ETF del FTSE MIB nel corso di un anno, e questo indice ha raggiunto il 10% nello stesso anno, il rendimento ottenuto dovrebbe essere molto vicino a tale cifra. I manager passivi incorporano semplicemente tutte le azioni che compongono un dato indice di mercato, nella proporzione che hanno in quell’indice, il che significa anche che il numero di operazioni di acquisto e vendita di azioni è molto basso. Questo riduce al minimo la figura del team di gestione, consentendo alla gestione passiva di trasferire costi molto bassi. Questo è il differenziale che ha permesso alla gestione passiva di ottenere un rendimento più elevato rispetto alla gestione attiva nel lungo periodo.

Nella gestione attiva, i gestori del fondo selezionano i portafogli o gli investimenti in base a una valutazione indipendente del valore di ogni investimento, cercando di scegliere gli investimenti più interessanti. In generale, l’obiettivo del management è di fare meglio di un indice definito (noto come benchmark). Questo tipo di gestione, con team di analisti e i loro manager a capo, oltre a un volume di operazioni molto più elevato, comporta costi più elevati.

Growth e Value

Questi stili sono definiti dal tipo di società in cui investono, sia in rapida crescita (Growth) che “a basso costo” in termini di prezzo (Value). Per determinare a quale categoria appartiene una società, gli analisti definiscono una serie di parametri finanziari e utilizzano i loro criteri per classificarli.

Lo stile Growth guarda alle aziende, in generale, i cui profitti crescono molto di anno in anno, con un elevato rendimento del capitale proprio, elevati margini di profitto e che non pagano dividendi eccessivi. L’idea è che se un’azienda ha tutte queste caratteristiche, spesso è innovativa nel suo settore e guadagna molto. Pertanto, crescerà molto rapidamente e reinvestirà la maggior parte o la totalità dei suoi profitti per guidare la crescita continua in futuro, generando maggiore valore per gli azionisti.

Lo stile Value si concentra sull’acquisto di aziende forti a un buon prezzo. In questo caso, i parametri definiti dagli analisti si concentrano sulle aziende che mostrano una serie di indici di mercato, come il basso PER, il basso P/S  e, in generale, un più alto dividend yield. L’obiettivo è quello di identificare le aziende che stanno negoziando al di sotto del loro valore intrinseco, cioè le aziende scontate, in quanto l’opinione del manager è che il prezzo salirà quando il resto del mercato si renderà conto che è al di sotto di quello che effettivamente “vale”. Questo stile è molto focalizzato sul prezzo a cui gli investitori acquistano.

Aziende di grande e piccole capitalizzazione (Large e Small Cap)

In questo caso, la distinzione tra le imprese è data dalle loro dimensioni, cioè dalle piccole o grandi imprese. Questa dimensione è determinata dalla loro “capitalizzazione di mercato”. La capitalizzazione di mercato è il numero di azioni in circolazione di una società, moltiplicato per il prezzo delle azioni.

Alcuni investitori ritengono che le società a piccola capitalizzazione dovrebbero essere in grado di offrire rendimenti migliori perché hanno maggiori opportunità di crescita e sono più agili. Tuttavia, la possibilità di rendimenti più elevati nelle piccole imprese può essere associata all’assunzione di maggiori rischi. Tra l’altro, le aziende più piccole hanno meno risorse e spesso hanno linee di business meno diversificate. I prezzi delle azioni possono variare molto di più (maggiore volatilità). Pertanto, gli investitori devono sentirsi a proprio agio nell’assumersi questo livello di rischio aggiuntivo se vogliono realizzare il potenziale di rendimenti più elevati.

Gli investitori più avversi al rischio possono trovare maggiore conforto in azioni più affidabili a grande capitalizzazione. Si tratta di aziende con una lunga storia e sono ben affermate nei loro settori. Queste aziende potrebbero non essere in grado di crescere così rapidamente, in quanto sono già molto grandi. Tuttavia, non è probabile che la vostra attività sia minacciata a breve termine. Dalle grandi aziende, gli investitori possono aspettarsi rendimenti leggermente inferiori rispetto alle piccole capitalizzazioni, ma anche meno rischi.

Cosa fare di fronte a così tante opzioni? Diversificare

La diversificazione ovvero   “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”. In termini di investimento, ciò significa non investire tutto il patrimonio in un unico prodotto o in un unico tipo di attività. Esistono diversi tipi di diversificazione, per tipo di attività (azioni, obbligazioni, materie prime, immobili…), per regione (Europa, USA, Asia…), per stile (valore, crescita…). Qualunque sia il criterio scelto (uno o più criteri), quando si crea un portafoglio d’investimento, una buona diversificazione è fondamentale per ridurre il rischio a cui siamo esposti. Tutti noi vogliamo che ognuna delle nostre posizioni “salga”, ma la verità è che ci saranno periodi in cui alcuni dei nostri investimenti si comporteranno meglio di altri.

La diversificazione garantisce che, non avendo tutte le uova in un unico paniere, non si crei un rischio indesiderato per il capitale essendo sovraesposti in un particolare settore o essendo inclinati troppo in un attivo.

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Álvaro Villar (Investment Portfolio Manager), Team Fundsfy

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